Monterosa Blues

 

UN ROMANZO DI AVVENTURE, CORAGGIO E AMICIZIA.

Michele Alessi (detto Miki) è un ragazzo italiano che si è trasferito dalla nascita in Francia a Saint Etienne, dove suo padre lavora come progettista in una impresa edile. In quel paese trascorre la sua infanzia felicemente: è un bimbo vivace e spensierato fino a quando all’età di cinque anni, gli viene diagnosticata una grave forma di scoliosi. Su consiglio del medico curante i suoi genitori lo mandano in una casa di cura a Hendaye, sull’ Oceano Atlantico. Quel soggiorno lontano dai genitori lo segna profondamente. Miki torna dopo sei mesi  a  Saint Etienne trasformato in un bambino taciturno, insicuro e soggetto a forti febbri episodiche.

Costretto suo malgrado a ritornare in Italia, fa la conoscenza di un gruppo di ragazzi dalle facoltà intellettuali a dir poco fuori dal comune: i Diodi. Insieme a loro vivrà una serie di vicende che culmineranno in una pericolosa avventura sulle montagne della valle Antrona, alla ricerca di un carico di lingotti d’oro sepolto nelle viscere di una misteriosa miniera.

Cosa si nasconde dietro al segreto dei “Nodi di Hartmann”? Miki lo scoprirà al prezzo di una crescita umana e spirituale che lo porterà a confrontarsi con le sue paure più profonde. Per salvare Moreno, il suo più caro amico, Miki dovrà mettersi in gioco e rischiare a sua volta la vita per combattere il “Male Assoluto”, che ritorna dai meandri della Storia.

Moreno

 

In seguito venni a sapere (ma rimanga tra di noi, non vorrei che questo fatto abbia delle conseguenze per il Morandi), che fu sempre Moreno il responsabile dello scherzo (se andate a scartabellare le pagine de “La Stampa” o del “Corriere” del periodo potrete leggere i particolari in cronaca) che aveva attirato nella campagna del paese i Carabinieri, la Polizia e i tecnici dell’Aviazione Militare, per poi scoprire che invece di un satellite precipitato, si trattava di una vecchia damigiana da vino verniciata di rosso con la scritta C.C.C.P. bianca. Al posto del tappo aveva una lampadina lampeggiante che faceva bip bip e c’erano anche due antenne da radio incollate con il Bostik.

Orso

Aveva i jeans “Roy Rogers” sempre sporchi di grasso, ai piedi “Superga” blu e bianche che usavamo nell’ora di ginnastica. Era anche molto coraggioso: l’unico ragazzo che conoscevo che aveva attraversato il cimitero del paese a mezzanotte, scavalcando la recinzione.

Robi Signoris

In piedi davanti ai tavoli c’era un ragazzo più o meno della mia età con un paio di occhiali dalla montatura rettangolare che al tempo andavano di gran moda. Indossava un camice bianco che gli arrivava fino ai piedi, aveva in mano una di queste bottiglie e la stava osservando con attenzione.

«Stavo terminando le mie analisi dell’acqua e finalmente l’ho trovato!» esclamò sorridendo quando ci vide «Lo sapevo che in questa zona ce n’erano!» Eravamo ora tutti in cerchio attorno al dottore, io guardai all’interno della boccetta e con raccapriccio lo vidi: il più grosso ragno che mi era mai capitato di osservare.

Tommy Johnson

Johnson portava una giacca verde oliva e non potevi sbagliarti a chiamarlo perché aveva il cognome e l’iniziale del nome scritti sul petto a destra. Aveva un buffo cappellino a visiera blu, con le lettere N e Y ricamate sulla fronte. Sembrava il tipico ragazzo americano. Dissi tra me e me: «Adesso cosa gli dico?»
Rimasi di stucco quando Johnson, parlando l’italiano più corretto che io abbia mai sentito da un americano (non che ne abbia sentiti molti peraltro!), disse: «Hi, come va ragazzi? Piacere di conoscervi! Che bel paese l’Italia, you know!»

JOHNSON PICKING

Silvio Demauri

C’era poi Silvio Demauri, bibliotecario, musicista e padrone di casa. Era alto e magro e indossava un paio di Levi’s, i primi che avessi visto in vita mia addosso a qualcuno. Portava una maglietta arancione con la scritta «Jethro Tull», comperata da suo padre quando era corrispondente da Londra per il “Corriere”. Silvio, mi spiegò Moreno, era un archivio vivente per quanto riguardava la musica e i complessi musicali: bastava fargli una domanda e lui ti elencava senza battere ciglio componenti, discografia, strumenti, insomma qualsiasi cosa riguardasse l’artista in questione.

Monterosa Blues